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Ernst Junger, il "Lanzichenecco del Nulla", per il ventesimo anniversario della sua morte.

febbraio 17, 2018 3:11 pm

di A. Ans

<<Noi Nazionalisti non crediamo ad alcuna verità universale. Non crediamo ad una morale universale. Non crediamo in un’umanità in quanto entità collettiva dotata di una centrale coscienza e di un diritto unitario. Crediamo piuttosto che verità, diritto e morale siano condizionati nella maniera più rigorosa da tempo spazio e sangue. Crediamo nel valore di ciò che è particolare>>

Ernst Junger

Stamane all’alba, godendo di un insolito momento di pace, abbiamo iniziato la giornata con la rilettura di Junger e dei suoi Scritti Politici e di Guerra editi dalla Libreria Editricie Goriziana.

Alcune considerazioni sull’Artefice, l’anarca e colui che si dà alla macchia si rendono infatti necessarie proprio oggi, ricorrendo l’anniversario della morte dell’uomo Junger, mentre la sua eroica figura non solo non conosce tramonto ma si moltiplicano piuttosto le iniziative e le riletture della stessa; riscoprendone soprattutto il lato meno conosciuto e meno politicamente corretto, quello sviluppato tra la fine del primo conflitto mondiale e il 1933.

Ne è un degno esempio lo studio “Ernst Junger e lo spirito del fronte come realtà permanente” recentemente apparso grazie a RigenerAzione Evola (http://www.rigenerazionevola.it/ernst-junger-lo-spirito-del-fronte-realta-permanente-parte/ ).

D’altro canto la figura dell’Arbeiter – punto di arrivo apicale del percorso del primo dopoguerra di Junger – rappresenta la sintesi archetipica massima realizzata dalla corrente nazionalrivoluzionaria propria alla Rivoluzione Conservatrice: come disse giustamente e con genialità un nostro sodale l’Arbeiter è assimilabile all’Artefice, dando così piena dignità mitica a questa figura in continuità ideale con gli interessi alchemici ed esoterici dell’autore stesso. Ovvero l’Artefice è un archetipo ( o se preferisci un idealtipo) quasi metafisico e ontologico che non è dominato dalla tecnica ma che interiormente la domina. Diviene il centro invisibile del movimento. Non è un caso che Evola abbia dedicato un suo libro a tale figura. E che persino Heidegger ne sia stato profondamente colpito.

Ecco alcuni passaggi da quello Junger scandaloso, che offende le “regenoidi dell’esoterismo petaloso” e i “radical chic della tradizione”; che arriva addirittura a far sua l’azzeccatissima espressione di “realismo eroico”, rendendola l’attitudine fondamentale del suo Artefice/Arbeiter. Ma il “realismo eroico” fu invece termine coniato da un intellettuale molto vicino al nazionalsocialismo, il dr. West: dettaglio scandaloso da tutti taciuto nei decenni successivi.

Ma lasciamo la parola a Junger:

<<Che cosa ha a che vedere l’elementare con il morale? È all’elementare che puntiamo noi: ed è esso che dopo tanto tempo ci si è reso visibile nella furia infernale della guerra. Non staremo mai dove un dardo non ci abbia aperto la strada, dove un lanciafiamme non abbia grandiosanente purificato tutto tramite l’annientamento. Perché siamo i sani veri e spietati nemici dei borghesi e la loro rovina è uno spasso per noi! … siamo figli della guerra e di una guerra civile e soltanto quando tutto questo, quando questo spettacolo dei circoli che ruotano attorno al vuoto sarà spezzato via potrà dispiegarsi quel tanto di natura di elementare di genuino vigore selvaggio, di lingua originaria di capacità di una vera testimonianza del sangue e del seme che ancora in noi teniamo in serbo. Solo allora si darà la possibilità di nuove forme>>

<<In un’epoca come la nostra si deve marciare anche senza bandiera>>

<<I vincitori sono quelli che passarono attraverso la scuola del pericolo come una salamandra>>

<<Il caos per chi sia in divenire è più propizio della forma. L’ordine é il comune nemico. Occorre innanzi tutto far breccia nello spazio senz’aria delle leggi perché possano dispiegarsi azioni su azioni e perché da caotiche riserve le azioni possano trarre nutrimento. La distruzione è nelle attuali condizioni l’unico mezzo che appare adeguato al nazionalismo. La prima parte del suo compito è di natura anarchica>>

L’anarca e colui che si dà alla macchia

Il reietto, il sotto proletario, lo sbandato, non sono autentiche traduzioni dell’Anarca di Junger e neppure della figura che cronologicamente lo precede: il Waldganger.

L’Anarca, Martin Venator, storico di giorno e barista del tiranno a capo di Eumeswil la notte, non vive da reietto o da emarginato. Egli osserva con occhio attento il potere, osservatore insospettabile proprio grazie al suo ruolo privilegiato al fianco del potere.

Venator sfrutta lo stato di Eumeswil per continuare le proprie ricerche storiche, utilizzando il Luminar, ipotetico antesignano di Wikipedia: un computer in cui tutto lo scibile e tutta la storia umana sono stati consolidati e possono essere consultati. Tramite un impegno scientifico e naturalistico, quasi come un agente segreto che lavora dietro le linee nemiche, affronta ed esplora una serie di bunker abbandonati nel deserto dove attrezza un nascondiglio per il suo futuro “darsi alla macchia”, per tradurre così l’espressione “waldgang”.

Torna così la nota espressione jungeriana di tramutare il veleno in farmaco; di utilizzare ai propri fini  le dinamiche anche più parossistiche della contemporaneità e piegarle per creare spazi di autonomia e di libertà. Attitudine ripresa interamente da Evola nel suo Cavalcare la Tigre e con Lo yoga della potenza.

Insomma l’Anarca e il Waldganger si differenziano abbastanza rispetto ad una figura criminale universalmente nota che potrebbe invece, apparentemente, ricordare da vicino un Waldganger. Stiamo parlando di Theodore Kaczynski, il geniale matematico statunitense, che dopo aver bruciato tutte le tappe della carriera accademica si rifugia nella Wilderness di Lincoln, nel Montana, in un capanno isolato da tutto e da tutti, dove scriverà il suo “Manifesto contro la società” tecnologica. Ma soprattutto costruirà qui i suoi potenti esplosivi grazie ai quali sarà poi conosciuto come Unabomber, terrorista omicida in lotta contro l’ipersocializzazione della sinistra americana e soprattutto contro l’apparato scientifico tecnologico che sta distruggendo il pianeta.

Certamente il rapporto con la tecnica del Waldganger è completamente opposto rispetto a quello dell’Arbeiter/Artefice. E in questo Unabomber potrebbe apparentemente ricordare il Waldganger. Ma contrariamente a questo Ted è un vittima che si isola e che non è capace di nascondersi dietro il paravento di una professione.

E’ facilmente identificabile per il suo linguaggio e la sua condotta e finisce per essere preda delle autorità federali statunitensi. Ci sia concesso comunque di ricordare che almeno due delle molle che fecero scattare la furia omicida di Unabomber sono tipiche del mondo ipertecnologizzato: da una parte il fatto di essere stato oggetto di tremendi esperimenti all’università, dall’altro l’aver assistito alla distruzione dell’ambiente anche nel remoto Montana. Uno spettacolo, quello della fine della Wilderness del quale siamo tutti spettatori.

Ma chi è il Waldganger allora? Forse è più simile al Tyler Durden di Fight Club di quanto non possa sembrarci a prima vista. Egli abita le zone disabitate delle città, si nasconde dietro il paravento di una professione (persino più di una, sia quella impiegatizia che quella di fabbricante di sapone, aspetto molto alchemico per certi versi). E non ha perso il rapporto con l’elementare, ovvero con la lotta, sola che possa legittimare come il fuoco distruttore della prima guerra mondiale attraverso il quale come una salamandra il Krieger, il combattente, passa per purificarsi alchemicamente da tutte le scorie della reazione, del materialismo storico e dell’universalità dei diritti!

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Il famigerato "Might is Right"

febbraio 16, 2018 9:39 pm

Scandaloso, controverso, inaccettabile nella sua inattualità: la traduzione del famigerato “Might is Right”  rivela la poderosa efferatezza del libello proibito dall’Occidente petaloso ed egualitario. 

Tutte le etiche, le politiche e le filosofie sono pure assunzioni costruite sopra assunzioni. Si poggiano su basi claudicanti. Non sono che umbratili castelli per aria, eretti da sognatori ad occhi aperti su furfantesche favole da poppanti.

Le mezze misure non possono essere d’aiuto, dobbiamo andare in profondità alle radici remote e tranciarle via, sino alla più infima fibra. Noi dobbiamo, come la Natura, essere duri, crudeli, implacabili.

In una Società naturale e ragionevole, i maschi più vigorosi dovrebbero possedere Proprietà e Potere. Conseguentemente (secondo le leggi dell’attrazione sessuale) dovrebbero anche prendere possesso e impregnare le migliori e più attraenti tra le femmine; lasciando così “le portatrici di ovuli” residue alla fecondazione da parte dei maschi meno vigorosi.

In un sistema di Società innaturale (come quel malevolo schema massificante[1] al quale ci stiamo riducendo), i deboli, i rimbambiti e i semi-idioti sono deliberatamente lasciati liberi di ottenere diritti di proprietà; [nonostante] essi siano palesemente incapaci di difendere tali diritti se messi alla prova. La legge difende gli “Unfit” – ovvero i meno adatti. Conseguentemente coloro che sono deboli ma opulenti sono preponderanti nella selezione e ritenzione delle femmine di più alto valore. Di conseguenza, i figli di tali unioni innaturali raramente raggiungono la media assoluta. Molto più spesso essi sono una vergogna e una maledizione per la loro stirpe. <<I figli degli uomini viziosi e corrotti riproducono la vera e propria natura dei loro genitori>> scriveva secoli fa Plutarco.

Queste nazioni sciamano letteralmente con la vile umanità semi idiota (disgraziati lebbrosi, dannati negli uteri) la cui presenza tra noi è una costante minaccia verso ogni cosa grande e nobile. Non è attraverso la procreazione dei mediocri e la proliferazione dei rachitici che la nobiltà del carattere nazionale si trova ad evolvere. Perché mai disagiati e ignobili animali – ricchi o poveri che essi siano – dovrebbero essere incoraggiati a popolare iurte di lusso, con fragili, anemici, etilisti, nani grufolanti; quando invece la natura richiede la loro totale segregazione – a fil di spada?

Il dott. Haycraft suggerisce che la Società dovrebbe socialisticamente segregare gli Unfit – gli indegni – ma è chiaramente fuori questione visto che la Società è incompetente nel riuscire a provvedere prove adeguate sufficientemente qualificanti e accurate, tali da decidere con soddisfazione coloro che sono e coloro che non sono “Unfit” – ovvero indegni. La Natura ha comunque già provveduto a fornire tale standard e questo è il conflitto senza fine tra interessi rivali; con le femmine, il potere e la proprietà quali premio finale per i contendenti. Il più sicuro, corretto e scientifico metodo di ridistribuire il bottino e il privilegio accumulato è la lotta incondizionata.

Lasciate che sia l’uomo migliore a vincere! Non è forse questa la Logica degli eventi della Scienza, della fattualità e della Natura?

Perché mai gli Anglo Sassoni dovrebbero scioccamente fare la guardia alla copulazione di tipi umani ricchi ma decadenti e frotte di zoppicanti schiavi[2] inadatti alla guerra?

<<Così nessuno è così scriteriato – scrive Charles Darwin – da crescere a partire dal peggiore tra i propri animali. Anche i selvaggi, quando spinti dal bisogno, uccidono i peggiori tra i loro animali, distruggendo i peggiori e preservando i migliori>>.

8.

I Fit – ovvero coloro che sono degni – non sono soltanto individui che si limitano meramente ad ereditare proprietà rubate; o ottenere possesso pacifico con il sotterfugio; ma coloro che deliberatamente e apertamente ottengono delle proprietà con le proprie forze. Se i tabù non fossero così insensatamente riveriti, i proprietari sarebbero incapaci di difendersi quando senza tante cerimonie fossero messi all’angolo per far posto a uomini migliori – con ogni probabilità.

Se coloro che possiedono provano vittoriosamente la loro capacità allora le loro prerogative non possono essere abrogate o scavalcate; ma se dovessero fallire, allora i loro vincitori – con ogni probabilità uomini migliori di loro – sarebbero biologicamente giustificati nel deporli. “Lasciate che l’uomo migliore vinca”  è una affermazione, un tempo diffusa, scientifica e suggestiva.

Il dominio da parte dell’uomo più capace è esattamente quel che la scienza e le circostanze richiedono. In Natura il diritto di un organismo è commisurato alla sua mentalità e al suo fisico. Nel regno della legge Cosmica l’unico statuto limitante è un potere superiore.

I diritti a priori sono inesistenti così come gli dei, gli spiriti e i tabù morali dei pontefici e dei pastori. Perciò il manganello del poliziotto (sia esso in armonia con le necessità dinamiche della materia e del movimento) è una parte e particella dell’Ordine Divino. Così sono le mazze in generale. Gli uomini devono fare quadrato tra di loro, in un feroce conflitto senza fine; ognuno dovrebbe persino prendere a mazzate il proprio fratello, di tanto in tanto, la sua vita per la mia vita.

Se tutte le ingiunzioni legislative, e altri congegni normativi, fossero interamente scartati, allora il più forte e il più audace (quindi il più saggio) potrebbe fertilizzare l’apice delle donzelle da maritare, trasmettendo così le loro proprie qualità di diritto regale ai loro immediati discendenti. Su principi similari maschi di seconda scelta dovrebbero di necessità accoppiarsi con femmine di seconda scelta. Questo con un atavismo cumulativo e con l’esogamia dall’alto verso i subalterni, dovrebbe gradualmente tendere ad eliminare, soggiogare e cancellare il seme di coloro che sono psicologicamente servili, i superstiziosi e i sovraintellettualizzati.

Le virtù ereditarie possono soltanto essere mantenute utilizzandole costantemente. Da qui la necessità biologica di lotte impietose tra individui e gruppi di individui. Così come i muscoli e gli organi del corpo, così allo stesso modo le attitudini umane sono sviluppate tramite l’utilizzo e attenuate tramite il non utilizzo.

Praticamente quasi tutte le qualità dominanti, siano esse mentali e fisiche, che mai abbiano distinto l’élite dell’umanità, sono state originate dal conflitto.

La decadenza della stirpe (il risultato congiunto della sacra idrofobia e dell’ibridazione regolata dallo Stato) può essere eliminata soltanto da una intelligente applicazione alla riproduzione umana dei principi della selezione naturale, congiunta con lo scartare consciamente, culminante di tanto in tanto con conflitti mortali. La Guerra è la più importante fase dell’evoluzione etnica, sessuale e tribale.

Un codardo preso dal panico potrebbe causare la sconfitta in una battaglia, e tale sconfitta potrebbe decidere per secoli (forse per sempre) il fato di una stirpe. Così la necessità di procreare uomini che siano dei combattenti – dei combattenti nel loro cuore. Così anche la necessità di addestrarli, dalla gioventù in poi, a conquistare e travolgere i loro oppressori e i loro nemici personali – a qualunque costo – e correndo qualsiasi pericolo. Tramite nessuna alchimia nota una stirpe di guerrieri e uomini liberi può evolvere al di sopra di <<un gregge di belanti miserabili, pecore che pendono dalle labbra di qualche dannato prete>>.

Thetriumphofdeath

[1] Traduciamo con “massificante” la generica aggettivazione inglese “socialitic”.

[2] Traduciamo con “schiavi” il termine “proletarians”, che nel linguaggio corrente è associato ad una dialettica marxista che trova scarsa corrispondenza con il senso del discorso posto in essere dall’anonimo compilatore del testo.

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Ricognizione semantica - Marco Zenesini

gennaio 9, 2018 9:54 pm

ostia rifatta

Ricognizione semantica

La semantica costituisce la scienza che, sostanzialmente, definisce il significato concettuale delle parole.

Nel corso dei secoli, nel passaggio – per quanto ci riguarda – dal latino, al volgare, alla moderna lingua italiana, abbiamo assistito a molteplici fenomeni di corruzione non solo nei termini del significante, giusto per usare lemma che, alla semantica, attiene, ma del significato.

Parlando di lingua latina, ne siano esempio tre: honestas, virtus, humilitas.

Il lettore contemporaneo rimarrà forse stupito nell’apprenderne l’antica accezione; ma è pur vero che, talvolta, occorre fare i conti con la realtà storica, la quale non è sempre rassicurante come certa edulcorata pseudo – cultura vorrebbe far credere.

Honestas: nell’uso comune, il termine “onestà” assume rilievo soprattutto in riferimento alla sfera pubblica, ed in particolare alla politica ed all’amministrazione.

Nel sistema valoriale romano, invece, si era “onesti” anzitutto nei rapporti con i privati, con i consimili. Il concetto indicava, più correttamente, la probità, la correttezza, la lealtà.

Mentre oggi, al contrario, è invalso lo stereotipo per il quale un personaggio pubblico, nella propria vita privata, possa fare ciò che vuole, con i suoi soldi (si noti come il termine di riferimento ricada sempre sulla sostanza pecuniaria…), il vir romano doveva essere irreprensibile in ogni contesto. Osservare un comportamento tanto rigoroso da aver perfino creato un idiomatismo proprio della nostra attuale lingua, quell’“essere come la moglie di Cesare” che vale ad indicare una condotta, come si suole dire, al di sopra di ogni sospetto.

Passando alla Virtus, occorre notare come il concetto in questione sia stato particolarmente corrotto da secoli di devozione cristica. “Virtuoso” è, sostanzialmente, il sottomesso che nulla si concede e che è sempre pronto a porgere l’altra guancia, seguendo il precetto evangelico. Al contrario, il Romano virtuoso era, appunto, il Vir, con tale termine indicandosi la differenza rispetto a quella di homo, che è puramente biologica. Il Vir è il combattente, il legionario, il patrizio che, come Marco Furio Camillo, di fronte ad una comoda via di fuga mediante corruzione, risponde duro, ai Galli invasori, “Non auro, sed ferro, recuperando est patria”, ossia che la propria terra non può essere salvata grazie a quanto di più effimero vi sia, la ricchezza, bensì con il combattimento, a costo del proprio sangue, della propria vita.

Infine, l’Humilitas. Anche per tale termine, potrebbero valere le stesse parole di cui sopra. Oggi, l’“umiltà” pare essere diventata una preziosa qualità: cosa del tutto normale in una società di automi, incapaci di ogni slancio, di ogni amor proprio, dediti esclusivamente alla cura dei propri appetiti materiali. Per il Romano, essere “umili” significava essere ancor meno che uomini, pronti a tutto pur di realizzare un fine, solitamente basso.

Breve digressione, questa; ma spero che il benevolo lettore possa farsi un principio d’idea su come la corruzione linguistica sia, soprattutto, etica.

Marco Zenesini

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Might is Right - La ragione della forza - Prima edizione Italiana

gennaio 5, 2018 9:38 pm

MR

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LOKI - Il fuoco della “Parola Qualificante” J. Haudry

dicembre 20, 2017 8:40 pm

Il testo di Jean Haudry LOKI – Il fuoco della “Parola Qualificante” , ad oggi inedito in Italia, beneficerà presto di una traduzione italiana curata dalla redazione di Polemos, con il testo francese a fronte. L’autore, professore emerito presso l’università di Lione, collega di G. Dumezil e già collaboratore tra gli altri di A. De Benoist, è conosciuto al pubblico italiano prevalentemente per il suo testo Gli Indoeuropei, edito da edizioni di Ar. Ad oggi non è ancora noto il suo interesse specifico per una delle figure più controverse del pantheon nordico, quell’oscuro trickster che porta appunto il nome di Loki. I collegamenti al mondo vedico indiano, all’epica greca e al folclore celtico rendono più chiaro il legame tra Loki e l’elemento del fuoco, in particolari accezioni che l’attento lavoro filologico e linguistico del professor Haudry rivelano in maniera evidente. Importanti le implicazioni di ordine culturale, spirituale e antropologico che rinsaldano ancora di più il legame tra le varie forme in cui si è manifestata la tripartizione ideologica indoeuropea. Questa, lungi dall’essere semplicemente una astratta formulazione accademica, si presenta invece come un profondo strumento di indagine dell’immaginario dei nostri progenitori, un immaginario tale da non assopirsi mai del tutto e che agendo nel profondo della identità culturale ancora riemerge talvolta nelle trame dell’esistenza. Solo in questa prospettiva comparativa è dunque possibile arrivare a comprendere e far proprio il significato spirituale del mito, scollegandolo da luoghi comuni moderni che soprattutto sulla figura di Loki e del pantheon germanico spesso rischiano di fuorviare i lettori meno attenti verso interpretazioni filologicamente poco fondate.

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