Blog

Der kampf geht weiter - Parte seconda - Lo Zeitgeist nella Lotta delle formazioni claniche

ottobre 4, 2018 11:35 am

tumblr_miz1vuLLZH1qfxd0vo1_1280

La realizzazione del modello economico globale mirante alla standardizzazione del consumatore in un soggetto sdradicato, acritico e facilmente plasmabile dai trend commerciali, elemento costitutivo del mercato mondiale auspicato dal capitalismo acefalo, poggia su tre sponsor principali:

a) Istituzionali;

b) Culturali;

c) Morali.

Istituzionalmente dunque agiscono i grandi organismi internazionali quali l’ONU, propugnatrice delle immigrazioni a scopo sostitutivo, l’UE – sua volta costantemente indirizzata dalla BCE – godente dell’appoggio delle grandi nazioni post-europee come la Francia afro magrebina di Macron e la Germania ottomana della Merkel;

Culturalmente agisce invece la sinistra liberal, arcobaleno e petaloso-regenica sorretta dall’alleanza militare operativa tra centri sociali pseudo autogestiti e migranti economici, impegnati congiuntamente nell’organizzazione della violenza di piazza, della delinquenza e della devastazione degli spazi culturali radicati e non allineati (in primis le librerie). Tale braccio armato opera impunemente grazie all’appoggio della magistratura arcobaleno, facente parte con diverso grado delle istituzioni di cui sopra. Si segnale infine, come momento apicale della lotta culturale verso la distruzione della natura, delle identità e della sessualità, il ruolo dell’establishment accademico impegnato soprattutto nel consolidamento ai fini ideologici della nuova mitologia scientista ed egualitarista dell’Out Of Africa, mito edenico a giustificazione delle immigrazioni di sostituzione.

Moralmente la compagine nazarena, dallo pseudo pontefice “papocchio” Bergoglio sino al medio basso clero pretofilo agisce nell’azione di secolarizzazione della spiritualità cristiana in morale buonista dell’accoglienza acritica e dello sdoganamento delle più basse perversioni quali la pedofilia, l’ideologia gender fluid, il turismo sessuale di cooperanti, ONG ecc. esportatori di mercimoni in cambio di aiuti umanitari.

Nei confronti di questo schieramento “uno e trino”, istituzionale, culturale e moralistico post spirituale, i distinguo, le masturbazioni filosofiche, le analisi fumose sono da considerarsi non soltanto equivoche ma addirittura autenticamente osteggiabili.

tumblr_m1t29gqEYn1r7vyv4o1_400

Chi non riconosce il proprio essere autentico in consonanza con il globalismo massificante non può permettersi di indulgere nei compromessi dei radical chic ma deve necessariamente aderire alla resistenza ad oltranza in compagini claniche resilienti che non indulgendo nell’idiotismo social degli scansafatiche mantenuti, lavorano nell’applicazione costante e coerente all’interno della propria comunità di riferimento di principi inumani di disciplina, preparazione fisica ad oltranza, ferrea etica non utilitaristica e anti egoistica,  responsabilizzante, e meritocratica. E ancora si fanno interpreti di una autentica spiritualità ancestrale degna erede della scaturigine originaria.

Sullo sfondo di queste forme resilienti brilla la luce aurorale dell’Origine, la decadenza e il caos si trasmutano paradossalmente nel campo di una scelta destinale, avviantesi verso la reificazione di un Nuovo/Altro Inizio.

Si tratta dunque di scegliere tra questi due schieramenti: quello del capitalismo nascosto sotto spoglie regeniche petalose e quello del darsi alla macchia ostinatamente rispetto allo status quo, scegliendo la via della resistenza spirituale, etica e concreta.

D’altro canto non riconoscere il valore diagnostico delle migliori analisi rivoluzionario conservatrici di Nietzsche, Spengler, Junger, Heidegger, Lorenz, passando per Faye, Venner, Mabire sino agli italiani Locchi, Evola, Freda, Preve è idiotismo da malriusciti nella migliore delle ipotesi, quando non malafede egoistica mirante a compromessi di comodo in vista di sbocchi economici vantaggiosi tramite la connivenza con le istituzioni e le grandi corporation.

tumblr_mw9wscsvjT1qki0i9o1_500

Giunge l’era della trasmutazione del nichilismo e dell’anomia. Giunge il tempo di risolvere il rapporto tra chi è differenziato e il Caos, non più limite ma potenzialità, come evolianamente intuito ne “Lo yoga della Potenza” e in “Cavalcare la Tigre”.

La decadenza è il paradossale momento non della costrizione ma della massima libertà decisionale e progettuale.

Chi è deputato a tale scelta?

Non certo il nazareno dodecastellato! Piuttosto il proscritto, l’anarca, l’artefice, che non necessita di codici morali preconfenzionati, simbologie nostalgiche o appartenenze di convenienza.

Egli spontaneamente e autenticamente vive la propria natura senza bisogno di credere fideisticamente nelle leggi del mercato o in pseudo avatar putiniani. Egli è consapevole cercatore del nuovo inizio.

uragh

Lo Zeitgeist è senz alcun dubbio la costituzione di clan resilienti che sul modello jungeriano siano operanti nelle retrovie del nemico istituzionale petaloso e radical chic, diffondendo la contro informazione, piazzando ordigni ideali come vuole Faye, bestemmiando il credo egualitarista dell’Out of Africa.

Ma soprattutto questi clan si fanno veicolo e ricettacolo di autentiche influenze spirituali non umane tramite la reificazione dell’ascesi nella metapolitica, così sintetizzando la maschera ferrea dell’Artefice/Arbeiter con la scelta silvestre del proscritto.

Di fronte alla forma inumana di tale Artefice, forgiato nel dolore, nella difficoltà e nella disciplina, la compagine radical chic deboluccia, perversa e malriuscita, si dissolverà come una spiaggia di pedofili devastata da un improvviso e inarrestabile Tsunami.

Se vuoi condividi...Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn

Might is Right - Polemos Forgia Editoriale

settembre 27, 2018 8:41 pm

MR

Le mezze misure non possono essere d’aiuto, dobbiamo andare in profondità alle radici remote e tranciarle via, sino alla più infima fibra. Noi dobbiamo, come la Natura, essere duri, crudeli, implacabili.

[PAG 192]

In una Società naturale e ragionevole, i maschi più vigorosi dovrebbero possedere Proprietà e Potere. Conseguentemente (secondo le leggi dell’attrazione sessuale) dovrebbero anche prendere possesso e impregnare le migliori e più attraenti tra le femmine; lasciando così “le portatrici di ovuli” residue alla fecondazione da parte dei maschi meno vigorosi.

In un sistema di Società innaturale (come quel malevolo schema massificante[1] al quale ci stiamo riducendo), i deboli, i rimbambiti e i semi-idioti sono deliberatamente lasciati liberi di ottenere diritti di proprietà; [nonostante] essi siano palesemente incapaci di difendere tali diritti se messi alla prova. La legge difende gli “Unfit” – ovvero i meno adatti. Conseguentemente coloro che sono deboli ma opulenti prevalgono nella selezione e conquista delle femmine di più alto valore. Di conseguenza, i figli di tali unioni innaturali raramente raggiungono la media assoluta. Molto più spesso essi sono una vergogna e una maledizione per la loro stirpe. «I figli degli uomini viziosi e corrotti riproducono la vera e propria natura dei loro genitori» scriveva secoli fa Plutarco.

Queste nazioni sciamano letteralmente con la vile umanità semi idiota (disgraziati lebbrosi, dannati negli uteri) la cui presenza tra noi è una costante minaccia verso ogni cosa grande e nobile. Non è attraverso la procreazione dei mediocri e la proliferazione dei rachitici che la nobiltà del carattere nazionale si trova ad evolvere. Perché mai disagiati e ignobili animali – ricchi o poveri che essi siano – dovrebbero essere incoraggiati a popolare iurte di lusso, con fragili, anemici, etilisti, nani grufolanti; quando invece la natura richiede la loro totale segregazione – a fil di spada?

Il dott. Haycraft suggerisce che la Società dovrebbe socialisticamente segregare gli Unfit – gli inadatti – ma è chiaramente fuori questione visto che la Società è incompetente nel riuscire a provvedere a prove adeguate sufficientemente qualificanti e accurate, tali da decidere con soddisfazione coloro che sono e coloro che non sono Unfit – ovvero indegni. La Natura ha comunque già provveduto a fornire tale standard e questo è il conflitto senza fine tra interessi rivali; con le femmine, il potere e la proprietà quali premio finale per i contendenti. Il più sicuro, corretto e scientifico metodo di ridistribuire il bottino e il privilegio accumulato è la lotta incondizionata.

Lasciate che sia l’uomo migliore a vincere! Non è forse questa la Logica degli eventi della Scienza, della fattualità e della Natura?

Perché mai gli Anglo Sassoni dovrebbero scioccamente fare la guardia alla copulazione di tipi umani ricchi ma decadenti e frotte di zoppicanti schiavi[2] inadatti alla guerra?

«Così nessuno è così scriteriato – scrive Charles Darwin – da aumentare le proprie greggi a partire dal peggiore tra i propri animali. Anche i selvaggi, quando spinti dal bisogno, uccidono i peggiori tra i loro animali, distruggendo i peggiori e preservando i migliori».

8.

I Fit – ovvero gli adatti (alla vita) – non sono soltanto individui che si limitano meramente ad ereditare proprietà rubate; o ad ottenere possesso pacifico con il sotterfugio; ma coloro che deliberatamente e apertamente ottengono delle proprietà con le proprie forze. Se i tabù non fossero così insensatamente riveriti, i proprietari sarebbero incapaci di difendersi quando senza tante cerimonie fossero messi all’angolo per far posto a uomini migliori – con ogni probabilità.

Se i possidenti provano vittoriosamente la loro capacità allora le loro prerogative non possono essere abrogate o scavalcate; ma se dovessero fallire, allora i loro vincitori – con ogni probabilità uomini migliori di loro – sarebbero biologicamente giustificati nel deporli. “Lasciate che l’uomo migliore vinca” è una affermazione, un tempo diffusa, scientifica e suggestiva.

Il dominio da parte dell’uomo più capace è esattamente quel che la scienza e le circostanze richiedono. In Natura il diritto di un organismo è commisurato alla sua mentalità e al suo fisico. Nel regno della Legge Cosmica l’unico statuto limitante è un potere superiore.

[PAG 194]

I diritti a priori sono inesistenti così come gli dei, gli spiriti e i tabù morali dei pontefici e dei pastori. Perciò il manganello del poliziotto (sia esso in armonia con le necessità dinamiche della materia e del movimento) è una parte e particella dell’Ordine Divino. Così sono le mazze in generale. Gli uomini devono fare quadrato tra di loro, in un feroce conflitto senza fine; ognuno dovrebbe persino prendere a mazzate il proprio fratello, di tanto in tanto – la sua vita per la mia vita.

Se tutte le ingiunzioni legislative, e altri congegni normativi, fossero interamente scartati, allora il più forte e il più audace (quindi il più saggio) potrebbe fertilizzare il vertice delle donzelle da maritare, trasmettendo così le loro proprie qualità di diritto regale ai loro immediati discendenti. Su principi similari maschi di seconda scelta dovrebbero di necessità accoppiarsi con femmine di seconda scelta. Questo con un atavismo cumulativo e con l’esogamia dall’alto verso i subalterni, dovrebbe gradualmente tendere ad eliminare, soggiogare e cancellare il seme di coloro che sono psicologicamente servili, i superstiziosi e i sovraintellettualizzati.

Le virtù ereditarie possono soltanto essere mantenute utilizzandole costantemente. Da qui la necessità biologica di lotte impietose tra individui e gruppi di individui. Così come i muscoli e gli organi del corpo, così allo stesso modo le attitudini umane sono sviluppate attraverso l’utilizzo e attenuate tramite il non utilizzo.

Praticamente quasi tutte le qualità dominanti, siano esse mentali e fisiche, che mai abbiano distinto l’élite dell’umanità, sono state originate dal conflitto.

La decadenza della stirpe (il risultato congiunto della sacra idrofobia e dell’ibridazione regolata dallo Stato) può essere eliminata soltanto da una intelligente applicazione alla riproduzione umana dei principi della selezione naturale, congiunta con lo scartare consciamente, culminante di tanto in tanto con conflitti mortali. La Guerra è la più importante fase dell’evoluzione etnica, sessuale e tribale.

Un codardo preso dal panico potrebbe causare la sconfitta in una battaglia, e tale sconfitta potrebbe decidere per secoli (forse per sempre) il fato di una stirpe. Così la necessità di procreare uomini che siano dei combattenti – dei combattenti nel loro cuore. Così anche la necessità di addestrarli, dalla gioventù in poi, a conquistare e travolgere i loro oppressori e i loro nemici personali – a qualunque costo – e correndo qualsiasi pericolo. […]

[1] Traduciamo con “massificante” la generica aggettivazione inglese “socialitic”.

[2] Traduciamo con “schiavi” il termine “proletarians”, che nel linguaggio corrente è associato ad una dialettica marxista che trova scarsa corrispondenza con il senso del discorso posto in essere dall’anonimo compilatore del testo.

Se vuoi condividi...Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn

Omaggio a Ceronetti

settembre 16, 2018 6:52 am

ceronetti-athenae-noctua1

Se vuoi condividi...Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn

Ascesi e Arti Marziali: ovvero come corrodere l'Ego e "darsi alla macchia"

agosto 18, 2018 4:38 pm

12316063_983785475026546_3835039805549889991_n

Oggigiorno sembrerebbe in aumento il numero di persone che si dedicano alla pratica delle arti marziali o, in genere, dei tanti “sport da combattimento” esistenti. Soprattutto tra coloro che si riconoscono entro una determinata Weltanschauung, sommariamente definibile come “avversa alla concezione moderna dell’esistenza e del mondo”, tale scelta pare sempre più popolare, quasi fosse una manifestazione di intolleranza verso quella “visione del mondo”  da loro osteggiata, che li vorrebbe dediti a un esistenza oziosa e viziosa, libera da ogni vincolo che non sia il mero piacere e/o tornaconto materiale.
E’ facile però notare quanto questa propensione, questo generalizzato interesse per la marzialità, si possa differenziare tra chi pratica per il gusto di “agire per agire” o anche “agire per apparire”, aspetti questi figli del mondo da loro (falsamente) osteggiato, e chi invece mira verso una più alta “ricerca formatrice”, che sia effettiva palestra per una valida e reale disciplina interiore.
Interessandoci unicamente a questi ultimi, dobbiamo quindi chiederci, quanto le Accademie attuali possono offrire a tal scopo, come esse possono forgiare, tramite il loro insegnanti e la pratica da loro proposta, una formazione anche “ontologica”, una disciplina interiore che possa esser guida dell’intera esistenza?
E’ inutile negarlo, chiunque pensasse che nelle accademie oggi si possa educare altro che vada oltre la pratica tecnica e/o fisica è in grave errore. I maestri, salvo eccezioni – quali ad esempio Davide Morini ed il suoi collaboratori del Kratos team; vedi Polemos vol. II cui si rimanda n.d.r. –, si interessano unicamente agli insegnamenti tecnici, totalmente ignari di tutte quelle valide possibilità che le attività da loro praticate permettono; in tali contesti è praticamente impossibile trovare una figura-guida che possa aiutare il praticante a superare il semplice contesto sportivo (totalmente vano per i fini qui presi in esame) e sviluppare quella “cerca interiore” da lui ambita. E’ pertanto di assoluta importanza, come caratteristica preliminare, che chi attua tale percorso abbia una coscienza del proprio operare chiara e precisa, percorra in totale fermezza il sentiero intrapreso, di modo che non ci si scoraggi o peggio ancora, si smarrisca la reale finalità, rendendo il mezzo un fine.
Occorre però chiedersi ora, come riuscire a mantenere risoluto lo sguardo verso la meta pur allenandosi in tali contesti? Come mantenere attiva la coscienza e superare quelle sensazioni di vacuità e superficialità che le accademie attuali son solite suscitare?
Per  poter progredire secondo scopo e percorso, in risposta quindi al quesito, è di fondamentale importanza attuare lo jungeriano “Passaggio al bosco”. Passare al bosco – o per certi versi “darsi alla macchia” n.d.r. – significa formare interiormente se stessi tramite l’azione esterna, senza però che questa azione diventi parte di essi. Significa quindi esser presenti fisicamente nelle accademie, nei ring, nei tatami senza che questo comporti un automatico prostituirsi alle “scorie” e “impurità” che questa modernità, anche in tali contesti, diffonde, svelando cosi un nuovo modo di intender gli allenamenti.
Solo in questo modo è possibile superare la componente prettamente sportiva e materiale della pratica per renderla fucina della nostra Volontà e del nostro Essere.
Diventa cosi possibile allenarsi, frequentare l’accademia, dedicarsi a essa senza però mai concedere alle piccolezze, inutilità e brutture qui presenti di insinuarsi tra le mura della “cittadella” interiore, utilizzando anzi tali distrazioni come ulteriore “materiale formativo” per disciplinare la propria volontà e mantenersi fermo nelle proprie intenzioni.
E’ ora possibile attuare una sostanziale rivalutazione del contesto agonistico. Lottare, competere senza far mai di questo il fine, rendendolo piuttosto un atto per se stessi e contro se stessi; vincere quindi non per conquistare una qualche gratificazione materiale o egocentrica, ma come affermazione della superiorità della propria Volontà su se stessi e sul mondo, inverare tale Volontà, rendendola quindi Fatto. La sconfitta si tramuta in fornace utile a eliminare ogni auto-convincimento o falsa certezza formatesi nel tempo, rogo di tutte quelle false sovrastrutture che il nostro Ego tende a costruirsi e che bloccano il progresso del percorso interiore.
Solo in tal modo, attuando questa “trasposizione” sostanzialmente interiore, ontologica, ci si può dedicare in modo completo e proficuo alla pratica di tali arti, solo in tal modo l’agire non si perde nell’informe “azione” ma si “coagula” in sostanza e materia disciplinante, rendendo il percorso una efficace cerca e formazione interiore.

di D. (Solitvdo) 

Se vuoi condividi...Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn

Der kampf geht weiter

maggio 4, 2018 9:56 pm

banlieu
Il 22 aprile più di cento attivisti del centro sociale torinese Askatasuna sono partiti alla volta di Claviere e Nevache in risposta al presidio dei militanti di Generazione identitaria che avevano organizzato un’efficace provocazione contro il transito di clandestini al confine tra Italia e Francia. Come era accaduto i primi giorni di marzo a Firenze, anche in questa occasione si è vista in atto un’alleanza operativa tra centri sociali, No tav e immigrati. Si tratta di un fenomeno su cui è necessario vigilare e a cui è bene dedicare un poco di attenzione.

Nel corso degli anni il pretesto dell’opposizione alla costruzione dei 235 km della Nuova Linea ferroviaria Torino–Lione è servito ai militanti anarchici, comunisti e antifascisti per creare una sorta di zona franca, periferica rispetto alle città più importanti, dove mettere in atto una forma di addestramento alla guerriglia. È quanto meno curioso che proprio le proteste dei No tav abbiano fornito spunti di riflessione ad esempio all’ambiente dell’estrema sinistra greca. Anche in Grecia peraltro la saldatura tra immigrati e centri sociali appare un fenomeno ben radicato nel quartiere ateniese di Exarchia. Ebbene, mentre quest’ultimo è senza dubbio considerabile un buco nero in cui si nascondono traffici criminali di vario genere, l’alleanza tra militanti antifascisti e “l’esercito di riserva” extraeuropeo condensa un potenziale di conflittualità che non va trascurato.

12540809_1669891446613846_4880083842532476933_n

Le proteste dei No tav, continuazione sotto altra forma delle violenze organizzate del G8 di Genova, hanno fornito insomma gli spazi e i tempi alla sinistra estrema per addestrarsi almeno superficialmente alla guerriglia e alla violenza di strada. A questo si aggiunge oggi il coinvolgimento, con i soliti pretesti del razzismo e dei diritti delle minoranze, di immigrati provenienti dai paesi del cosiddetto Terzo mondo. Questo risulta oggi necessario per via della crescente marginalità di determinati ambienti estremistici, incapaci di fornire elaborazioni teoriche di spessore e agenti, più o meno consapevolmente, come longa manus del caos sistemico mondialista.

Protette, finanziate e sobillate queste aree politiche genericamente accomunate da un antifascismo isterico e violento, si pretendono anti-globaliste e anti-sistemiche ma poi in tutto e per tutto assecondano i processi che accelerano la mondializzazione finanziaria, l’omologazione dei popoli, la distruzione delle identità culturali, la perdita delle tradizioni locali, l’abbassamento del livello di vita; il tutto in nome della religione dei diritti umani imposta dalla potenza americana a inizio ‘900 e di un’infantile “fratellanza universale” priva di centratura.

In questo calderone di luoghi comuni, ignoranza e bassa criminalità vengono attirate le masse di immigrati in cerca di fortuna, adeguatamente imbottite di risentimento e invidia da parte di “portavoce” ufficiali dalla discutibile limpidità. Come detto lo si è visto a inizio marzo a Firenze e lo si è visto più recentemente in Piemonte: la violenza organizzata dei centri sociali si appoggia sulla forza di un “esercito di riserva” che per ora si riesce a manipolare a piacimento.

I No tav hanno peraltro dimostrato di saper tenere testa alla Polizia di frontiera e questo dovrebbe indurre un’ulteriore riflessione sull’opportunità o meno di concedere simili zone franche in cui lasciare che si sviluppino certi “talenti”. Forse questo rientra in una strategia più ampia che si fatica a scorgere, e che si può solo supporre vada nella direzione di una graduale e costante intensificazione della pressione sulla realtà sociale per portare caos e violenza nelle città. Questo spiegherebbe la funzione per ora marginale delle masse di immigrati che presto o tardi finiranno inevitabilmente per “imparare il mestiere” e magari per rimpiazzare i loro presunti capetti dei centri sociali, i quali probabilmente sconteranno sulla propria pelle la speranza di poter controllare i loro “fratelli migranti”.

Sarebbe questa la strada per sollecitare nel modo più spontaneo possibile una reazione popolare in risposta alle crescenti violenze di strada. Non passa settimana che la cronaca non riporti di aggressioni brutali a Mestre o a Milano, ma se ai casi isolati si affiancassero le devastazioni e le intimidazioni di interi gruppi di immigrati accompagnati da militanti di sinistra, allora le cose potrebbero andare nella direzione di scontro aperto con gli autoctoni per il semplice controllo del territorio e la sopravvivenza.

Può darsi che si tratti solo di esagerazioni, ma quando un episodio si ripete con le stesse modalità e in intensità crescente nel tempo, ciò sta a indicare che vi è una dinamica in corso. Forse questa non sarà rigidamente controllata, forse si lascerà che le cose vadano da sé, ma sembra possibile se non probabile che la pressione contro l’identità dei popoli europei andrà crescendo, costringendo o a una reazione che, se non strategica e progettuale, non porterà a nulla di buono.

Le reazioni, specie se sull’onda dell’emotività, devono sempre essere evitate. Ciò che fin da ora si può fare è non limitarsi a opporsi allo stato di cose attuale, ma tentare di fornire un modello di vita alternativo, quanto più possibile autosufficiente e in grado di reggere a periodi di crisi e pericolo. I nuclei vivi in cui si assicura la cultura di un popolo sono il clan, la famiglia e la comunità. Sono strutture su cui è possibile lavorare, sviluppandole non come scialuppe d’emergenza, ma concependole come nuclei vivi operanti nel mondo, in grado di diffondere un esempio di bellezza, coraggio, operosità ed equilibrio.

Considerato quanto in profondità le istituzioni siano impregnate della stessa visione del mondo operante attraverso gli atti di estremismo sopra discussi, appare sempre più difficile pensare a una risposta costruttiva da parte dell’attuale classe gestionale. È forse ormai una pia utopia credere che esistano organi istituzionali sani, dato che spesso si tratta di singoli individui i cui tentativi di arginare fenomeni disgregativi vengono ben presto soffocati e supervisionati dalla forza del numero. Pertanto il punto di partenza, l’ancoraggio sicuro, è la comunità resiliente, quella cioè che può considerarsi autosufficiente sotto ogni punto di vista.

FB

tumblr_m82n15fTEb1r2qr2so1_500

Se vuoi condividi...Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn

Se vuoi condividi...Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn