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Purificarsi delle scorie

novembre 10, 2017 7:32 am

34942167781_3c6de2cdda_bOgni giorno veniamo chiamati a una scelta fondamentale ma non sempre ce ne rendiamo conto. Dobbiamo infatti decidere se essere noi stessi o lasciarci trascinare dalla corrente.

Presi nei numerosi impegni della giornata, distratti e stressati da scadenze e appuntamenti, ci adeguiamo alla situazione e tiriamo avanti. Questa massa informe grava sul nostro corpo e sulla nostra mente come un macigno che ci logora e consuma. A meno che non si abbia la fortuna di svolgere un lavoro totalmente motivante e soddisfacente, ogni giorno presenta le stesse difficoltà da superare e un carico di stanchezza da gestire. Possono sembrare questioni triviali e di poco conto, ma non lo sono, visto il peso che hanno nella nostra esistenza quotidiana.

Mentre le ore scorrono e i giorni passano si deposita uno strato impercettibile di polvere sul nucleo vivo della nostra personalità, quel fondo carico di passioni e progetti che per compromesso con la realtà o per resa incondizionata viene messo a tacere per adeguarsi alla società dei consumi di massa. Al lavoro ripetitivo e deprimente si associa infatti una serie di passatempi massificati secondo un calcolo che risponde in primo luogo alle esigenze del mercato. Tutto diventa numero e statistica.

Ogni nuovo giorno è un confronto con un mondo dal quale ci sentiamo estranei ma col quale dobbiamo fare i conti. E allora ogni giorno dobbiamo cercare di mettere all’angolo e controllare il nostro lato peggiore, quello cioè che dovrebbe quindi essere solo lo strato più superficiale e immediatamente visibile. È possibile farsi scudo dalle influenze disgregative della massificazione livellante lavorativa e consumistica mantenendo vivo e vigile il proprio nucleo interiore. Per fare ciò bisogna in primo luogo imparare a trattare con indifferenza e impassibilità sempre crescenti le pressioni quotidiane e che rispondono a basse necessità di sopravvivenza. Fare quel che si deve, facendo però in modo che esso non influisca in alcun modo sulla nostra vita quotidiana. Detto altrimenti: non portarsi il lavoro a casa. Può sembrare una frase fatta, ma è il primo passo verso una liberazione dalle patologie della nostra epoca.

Rompere la routine percorrendo un tragitto alternativo nel ritorno a casa, praticare ogni giorno un po’ di attività fisica, concentrarsi nella lettura, dedicarsi alla cura del giardino oppure alla cura della casa, passare del tempo in modo costruttivo ed educativo coi propri figli, incontrarsi con amici con cui si condividono interessi profondi ecc. sono tutte strategie per vivere davvero il tempo e rompere la morsa della massificazione. I suoi tentacoli s’insinuano in ogni aspetto umano, e sta pertanto alla presenza di spirito di ciascuno il compito di non omologare il proprio tempo e le proprie attività allo stile basso e volgare di un’epoca di sfinimento psico-fisico.

Ancora, ritagliarsi momenti di libertà, piccole oasi nel deserto che possono sorgere anche nel pieno del peggiore ambiente lavorativo, anche nella più avvilente condizione impiegatizia. Messo alle strette lo spirito umano può trovare vie di fuga stupefacenti e ogni mezzo è lecito per aprire spiragli di luce nel grigio che talvolta avvilisce in modo soffocante.

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Ogni giorno dobbiamo sforzarci di trovare il modo di mettere a tacere quella voce che ci spinge a razionalizzare, giustificare e ad angosciarci per un lavoro che facciamo per puro dovere. Non serve a niente razionalizzare, non c’è niente da spiegare. Finché non sia possibile cambiare la propria condizione lavorativa, bisogna prima di tutto operare per cambiare la propria vita in generale, nel molto tempo che resta al di fuori del lavoro. Perciò bisogna purificarsi ogni giorno delle scorie che si depositano sui nostri pensieri e sui nostri muscoli, liberarsi del nervosismo e delle tensioni facendo qualcosa di positivo e produttivo.

All’alba dobbiamo sempre tenere a mente qual era la consegna delfica: “Conosci te stesso”. Questo comando non ha nulla a che vedere con una indisciplinata e sconclusionata libertà di fare tutto quel che si vuole, ma raccomanda piuttosto un raccoglimento nel proprio essere autentico, una conquista del proprio nucleo vivo e un conseguente disciplinamento di tutte le nostre debolezze e bassezze. Quando la giornata inizia noi ci troviamo di fronte alla necessità di sacrificare i lati peggiori di noi stessi, quelli che ci vorrebbero deprimere e fiaccare in preda alla stanchezza e alla routine per consegnarci, sfiniti, nelle fauci del meccanismo consumistico globale. Perciò bisogna restare desti, stare nel m

ondo senza appartenervi per appropriarsi di ciò che può risultare buono e utile per i nostri scopi. Attraverso l’esercizio fisico e il raccoglimento nella lettura è possibile liberarsi delle scorie che indeboliscono la nostra volontà per dare sempre maggior forza e sicurezza alla nostra capacità di plasmare il mondo circostante secondo la nostra visione delle cose.

Quello che gli occhi vedono è sempre il simbolo di ciò che lo spirito percepisce. È quindi di fondamentale importanza operare una rottura degli schemi stilistici, simbolici ed estetici oggi dominanti così da imporre una nuova esperienza dello spazio circostante. Questo significa vivere una vita secondo il proprio essere profondo, nella libertà che sorge dall’affrancamento dai legacci della società contemporanea. Una libertà che richiede sempre impegno e sacrificio, capacità di affinare e purificare se stessi dalle scorie della vita di tutti i giorni, così che si possa alla fine sopportare la realtà quotidiana senza esserne contaminati.

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Polemos, in escursione

ottobre 26, 2017 7:43 pm

 

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«…Prendi atto della situazione, serviti dei tuoi mezzi, tu devi obbedire al tuo metodo, là dove tu hai creato, non puoi tirarti indietro -: tu rappresenti regni che non è dato interpretare e nei quali non ci sono vittorie».

Gottfried Benn

 

 

 

 

 

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Lo Yoga della possanza

settembre 24, 2017 8:27 pm

 

 

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Mentre tutto intorno crolla, restare integri.

L’aristocrazia comporta etimologicamente il riferimento al “kratos” ellenico, la forza. Così come il termine “Ar” ci riporta ai migliori o e persino ai “più adatti”.

Adatti a cosa? A darsi alla macchia in situazioni di “caccia alle streghe” nei confronti del dissenso ideologico o del pensiero non allineato, oppure adatti a sopravvivere alle emergenze climatiche di un pianeta stuprato dalla follia consumistica e che comincia a ribellarsi – pensiamo a siccità, alluvioni, terremoti.

Per questo realtà legate all’allenamento funzionale e allo sport da combattimento sono state affrontate con costanza nella prospettiva delle analisi raccolte da Polemos, nei precedenti volumi.

Ma ogni fenomeno si presta ad una interpretazione e lettura più profonda e originaria.

Quello che per l’uomo ordinario è soltanto esercizio fisico, per l’uomo che si allontana dal conformismo della massa, che orienta la propria vita verso una visione organica e integrale, diventa disciplina dello spirito, yoga, unione quindi di corpo, anima e spirito.

Nel celebre commento di Julius Evola all’opera di Ernst Junger Der Arbeiter si affronta il tema di quanto disciplina del corpo e disciplina dello spirito non siano assolutamente in antitesi dualistica:

«[L’Arbeiter] È destinato a riscoprire una grande verità andata perduta, ossia che vita e culto fanno tutt’uno. […] Perciò ogni dualismo speculativo, al tipo [dell’Arbeiter] apparirebbe come una specie di eresia o di alto tradimento spirituale. Dal dualismo dice lo Junger, derivano tutte le antitesi di potenza e di diretto, di sangue e di spirito, di idea e di materia, di amore e di sesso, di anima e di corpo, di uomo e di natura, di spada spirituale e spada secolare, antitesi appartenenti ad una lingua che dovrà essere sentita come straniera. Secondo il nostro autore [lo Junger] coteste antitesi alimentano ancora un interminabile discorso dialettico, hanno una azione corrosiva e alla fine conducono al nichilismo perché con esse tutto si trasforma in via di evasione».

D’altro canto:

«I poteri non si conseguono portando una veste (da brahmano o da asceta) né dissertando sullo Yoga, ma solo la pratica infaticabile conduce al compimento. Su ciò non vi è dubbio». Hatha Yoga Pradipika, I, 66

Le direzioni esistenziali di Cavalcare la Tigre e la forma quasi ascetica de Der Arbeiter di Jünger trovano dunque un ennesimo campo di applicazione nell’addestramento fisico: utilizzare le attuali forme di fitness non in senso dissolutivo – ovvero meramente estetico o come intrattenimento – ma come percorso rettificativo rispetto alla vita sedentaria. Trasformare il veleno (le moderne forme di fitness e agonismo) in farmaco, ancora una volta!

Pensiamo alle descrizioni dei corpi scolpiti dei commilitoni di Ernst Junger, che la guerra ha forgiato e privato di orpelli inutili. Pensiamo ai racconti di guerra di Pio Filippani Ronconi, dove l’azione bellica era manifestazione esteriore di un percorso interiore di analogie con le divinità, con le ascendenze storiche e con pratiche di yoga tantrico, talora includenti percorsi di sessualità mistica. Pensiamo alle contemporanee forme di aggregazione marziale che si stanno sviluppando in tutto il mondo “occidentale” all’insegna di gruppi barbarici pronti a sfidare “l’impero del nulla”, come lo ha definito l’autore americano Jack Donovan, in prima fila in tali esperienze “tribali”.

Meglio ancora se tali pratiche di addestramento si svolgono all’aria aperta e in contesti tali da risvegliare il residuo eroico ancora presente nel sangue delle genti europee (proprio quel sangue veicolo di influenze superiori lodato persino da Meister Eckhart): l’arrampicata, l’alpinismo, l’escursionismo su lunghe tratte o per dislivelli significativi.

Non più “evasione estetizzante” ma marce estenuanti, privazioni, notti in bivacco a dormire su panche lerce.

Portarsi al limite, verso esperienze di quasi morte: le quali in questo contesto potrebbero assumere – fatte le debite proporzioni e solo in determinati risvolti realmente “estremi” – ad esperienze di “mortificazione”, non dissimili da quelle di una ascetica “morte iniziatica”.

Non è questa d’altro canto la via indicata da Wotan/Odhinn nell’appendersi per nove giorni e nove notti digiuno per scoprire con un urlo estatico il segreto delle Rune ?

Concetti simili sono palesati dal noto film, ispirata all’opera di Howard, “Conan il Barbaro”.

In questo senso anche l’umiliazione dovuto al fallimento in contesti agonistici o di combattimento possono propiziare la morte del piccolo ego, la distruzione di immagini di superomismo meramente autoreferenziale, incapace di superare l’ordalia del confronto in un contesto impietoso, privo di attenuanti intellettualistiche.

Non a caso abbiamo provato a mostrare una via di questo tipo con l’interpretazione dello scritto sul film e il libro “Fight Club”.

Di fronte alla nuda roccia o dopo un pugno ricevuto, che ci scuote e ci “fulmina” la mente, quando si cade rovinosamente, o quando ci si porta alla nausea in un circuito di condizionamento cardiaco: ecco che l’ego autoreferenziale deve arrendersi all’evidenza della sofferenza, della propria inadeguatezza, del fatto che è ancora necessario impegnarsi e versare altro sangue, altre lacrime, altro sudore.

Il passaggio da un mero tradizionalismo da “film mentale” o “da tastiera” ad una pratica costante e autenticamente devastante diventa così un passaggio obbligato per far fronte alle sfide della contemporaneità quali il progressivo erodersi del contesto sociale, il sorgere di gang allogene violente e spesso armate, così come il persistere della criminalità diffusa di ascendenza autoctona.

Mai più mera ostentazione muscolare, mai più ostentazione nozionistica da sesso degli angeli: è ora di far sorgere uomini completi, organici, capaci di unire spirito e corpo in un tutto che sia non solo forte, ma soprattutto pericoloso.

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Dalla catastrofe al nuovo inizio - presentazione Polemos

giugno 26, 2017 11:40 am

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Presentazione del terzo volume di Polemos con il patrocinio di Ereticamente. “Portare il fuoco dell’origine, sovvertire il Kali Yuga, riconquistare la libertà storica. Riscoprire lo spirito agonale del Clan.”

Venerdì 15 settembre dalle ore 18:30

https://www.facebook.com/events/127859997809182/

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NECROMASS

maggio 30, 2017 3:52 pm

di A. Sathsiva

Vorrei con voi approfondire tutte le tematiche esoteriche che sono proprie della band e (ancora) di una parte del Metal Estremo. Innanzitutto, come queste sono entrate nel mondo dei Necromass, intese come interessi e partecipazioni rituali attive dei membri singoli del gruppo? Ossia in che modo i Necromass si sono votati alla Magia?

Ain Soph Aur: Grazie mille per aver bypassato tutte le domande di rito riguardanti la storia della band, e passiamo subito al sodo: certe cose fanno parte del DNA dei Necromass: siamo nati come una occult band, proprio perché abbiamo sempre abbinato al nostro bagaglio musicale un certo messaggio, che è maturato nel corso degli anni, e che ci ha sempre contraddistinto, fin dagli esordi, e che soprattutto abbiamo sempre portato avanti con convinzione e perseveranza! La magia è per noi un cardine solido su cui costruire le nostre vite, non solo musicalmente, perchè la magia non è solo rituale, la magia è l’arte di vivere!

In “Sodomatic Orgy of Hate” accennate al Qlifoth e lo stesso pseudonimo Ain Soph Aur ( ad esempio ) è un chiaro riferimento ad un certo tipo di tradizione esoterica… in quale misura l’utilizzo della Qabbalah è contemplato nella ritualità dell’O.T.O. e in che misura un sistema organizzato e fortemente matematico come quello può trovare spazio in un sistema più istintuale, artistico e tantrico come quello elaborato da Crowley? È un retaggio della Rosa Croce Kabbalistica o è una componente fondante dell’ Ordine già dal 1904?

A.S.A. : “Sodomatic orge of hate”, nel suo insieme esprime una brutale carnalità ed insieme una bramosia di unione con le forze esterne che ci generano e ci spingono ai nostri limiti! […] Ain Soph Aur significa Luce infinita, nella tradizione Cabalistica, ed è il terzo velo dell’infinito, che racchiude l’universo, ovvero l’intero albero della vita! […] Ovviamente la Cabbalah è la base su cui si strutturano tutte le società esoteriche, come A.C. ha ben appreso dalla Golden Dawn, ed ha sapientemente elaborato sia nell’OTO sia nell’A.A.

La figura ed il lavoro di Aleister Crowley sono stati abusati, specialmente nel mondo della musica e dell’ “occultismo” contemporaneo, fino a darne da un lato un’impronta radical – chic e rovinata dalla visione borghese e new age degli ultimi anni, e dall’ altro un uso semplicemente sex – oriented e drogastico delle sue ricerche… ritenete necessario ovviare a questa situazione? In parte questi fenomeni si esauriscono da sé ( ho saputo di recente dell’evaporazione di un gruppo di cerebro esenti, per fortuna ) dall’altra, però, si rischia col tempo di fuorviare il lavoro ed patrimonio con la nascita di gruppi che deviano riti e messaggio originale… le vibrazioni inconsapevoli e sopratutto fuorviate nella loro stessa Volontà ( Thelema ) emesse durante gli pseudo rituali inscenati da questi gruppetti influiscono in qualche modo, rallentando magari, gli effetti di Lavori ben più alti?

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A.S.A. : Dipende da quello che intendi! Credo che Cowley stesso non si preoccupasse di queste cose, per di più ha sempre pubblicizzato una certa attitudine, nonostante fosse un grande Maestro, e non si preoccupava di certo se le persone lo avrebbero seguito o giudicato […] Poi sul fatto che A.C. sia stato citato in molte occasioni o che sia preso a riferimento, non credo sia un grosso problema; trovo che gente come Jimmy Page dei Led Zeppelin, o come i grandi Black Sabbath degli anni d’oro, abbiano comunque dato una sorta di revival alla figura di A.C. così come anche i Beatles, che hanno incluso lo “ Zio AL”, nella copertina di “”Sergent Peppers”, qualche anno prima. Penso invece che molte band, specialmente in scandinavia, non abbiano il minimo interesse a divulgare il Thelema, come tante altre band estreme che professano un satanismo senza arte ne parte! Dal mio punto di vista più se ne parla e meglio è, non si rovina niente, anzi….Le vibrazioni che citi tu, di gruppi di “cerebresenti”, non influiscono minimamente nei piani più alti; fanno soltanto male a loro stessi, e di questo certo non ci possiamo preoccupare! A.C ha incarnato la volontà di un Eone di cambiamento e di rinascita, ovviamente a scapito dei valori passati e ormai superati; le vecchie tradizioni massoniche erano sature di politica e potere, di pance ingrassate dalla poca voglia di cambiare e soprattutto dalla poca spiritualità, come penso lo siano tutt’oggi! Ad aver integrato nei riti lo yoga e la disciplina orientale, ancora prima di Crowley, furono Theodor Reuss e Karl Germer, I primi fondatori dell’OTO in Germania nei primi del novecento. Per quanto riguarda il legame tra Oto ed ECG, penso che siano due lati una stessa medaglia: L’OTO è il braccio armato del Thelema, l’ECG, ne è l’espressione pubblica!

La seconda spaccatura tra la vecchia concezione esoterica ed occultistica e la visione Crowleyana risiede nell’approccio più scientifico alla Magia; le complesse dinamiche psicologiche e in particolare percettive indagate in prima persona da Crowley stesso, derivate dall’uso di sostanze psicotrope sono state da lui stesso esposte nell’articolo “The Psicholgy of Hashish…”. Vi sarebbe possibile darne una esegesi anche filtrata da un’eventuale vostra interpretazione personale se effettuata su quelle basi teorico pratiche?

A.S.A. : Penso che nel libro “Diary of a drug friend”, A.C. abbia concentrato buona parte delle sue esperienze con l’eroina, che non ha mai abbandonato in tutta la sua vita, e che abbia esaustivamente spiegato il punto di vista dell’uso di sostanze per esaltare la percezione e uno stato di supercoscienza; ma ricordiamoci, che era un grande maestro nello yoga e che non aveva bisogno di scorciatoie per arrivare a questo! “Io sono il Serpente che dona la Conoscenza ed il Piacere e gloria fulgida, ed eccita i cuori umani con l’ebbrezza. Per adorarmi prendete vino e strane droghe di cui narrerò al mio Profeta ed inebriatevene! Non vi faranno alcun male. Questa della follia contro se stessi è una menzogna. L’esibizione dell’innocenza è una menzogna. Sii forte o uomo!” Godi ogni cosa dei sensi e dell’estasi: non temere che alcun Dio possa punirti per questo.” AL 22 II . Il binomio Crowley e droghe dura ancora tutt’oggi perché a sperimentare esperienze mistiche in tal senso sono in molti, e purtroppo in qualche caso, la strada viene scambiata come l’arrivo!

Nel capitolo IX de “Maschera e volto dello spiritualismo contemporaneo” Julius Evola esamina in modo egregio sia il fenomeno del satanismo sia la figura di Aleister Crowley. Il primo punto che vi chiedo di approfondire è proprio quello inerente l’idea che il Barone lascia scritta su quelle pagine circa il compimento dell’Opera. Dall’interno vi trovate d’accordo? Ci sono parti che dovrebbero essere riviste? Se invece è corretto potete – nei limiti delle possibilità essoteriche – approfondire l’argomento?

A.S.A. : Direi che la descrizione che Evola ci ha lasciato circa il satanismo è, a mio parere, molto equilibrata e precisamente lucida; concordo pienamente sul fatto che Crowley , tra le figure da lui prese in esame, sia quella di maggior spessore esoterico, anche se accomunabile al satanismo, diciamo, solo convenzionalmente, per la sua natura anticristiana. Lo stesso vale per La Vey, che non ho mai apprezzato più di tanto, ma che con il passare del tempo, dal momento della sua morte, sto cominciando a rivalutare ed a osservare da un punto di vista differente.

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